Little Italy

Per amare l’Italia basta non muoversi dal proprio Paese, godendo del buon cibo, dei paesaggi e delle bellezze artistiche, convincendosi in questo modo che non si vive poi così male. Ma basta valicare appena le frontiere verso chi sta meglio di noi, per provare al ritorno imbarazzo per le condizioni in cui versiamo, in termini di rispetto delle regole, senso civico, cura ambientale, qualità dei servizi, buon senso politico e amministrativo. Tra le cause del disgusto, la sensazione che nulla qui in fondo cambierà mai, e non senza un certo compiacimento. Escluse la buona cucina, l’arte di arrangiarsi, la scanzonata allegria e la bellezza del patrimonio artistico e culturale – di cui siamo peraltro gli indegni consegnatari – il cittadino italiano medio è un individuo privo di memoria storica e di rispetto per gli altri, di senso civico, urbanistico e paesaggistico; baldanzoso stupratore delle più elementari norme di buon gusto e di buon senso in ogni comportamento pubblico e privato.
L’Italia è tra i pochi Paesi al mondo in cui regole arbitrarie prive di fondamento giuridico diventano leggi giuste; dove l’abusato che va a recriminare la violazione di un suo diritto, deve andare strisciando da colui che abusa, per non incorrere da parte di quest’ultimo in ritorsioni delinquenziali ampiamente condonate dalla legge. È tra i pochi Paesi in cui ogni forma di indignazione viene abbattuta sul nascere da derive del tipo: “Tanto è tutto inutile. Tanto le cose non cambiano. Tanto così fanno tutti”. Ciò che indigna, al contrario, è proprio l’indignazione, perché se ti arrabbi troppo per le cose che non funzionano, vuol dire che non ami il costume abietto del tuo Paese. È inconcepibile indignarsi soprattutto dei nostri politici: chi ci governa è il ritratto fedele del cittadino medio, in quanto a ignoranza, qualunquismo, kitsch barbarico, improponibilità pubblica e privata, totale incapacità di cura del bene comune.
Accecato dall’ipocrisia, l’italiano medio finge di credere che tutto sia tollerabile, che ogni cosa meriti comprensione e accoglienza, che miserie morali e ignoranza richiedano indulgenza, e persino un religioso affetto. Diffidate con cura della sua fervente filantropia. Questo individuo crede nell’amore per il mondo non più di quanto un rappresentante sottopagato pensa che quella che sta cercando di vendervi sia l’aspirapolvere migliore sulla piazza.
Sette volte su dieci, l’italiano medio santifica opere in cui approssimazione e irresponsabilità sono le azioniste di maggioranza. Si lamenta h24, ma guai a prenderlo sul serio. Se scavi a fondo nelle sue giaculatorie, troverai infatti un perverso compiacimento di ogni tara; condimento folcloristico senza il quale non puoi essere veramente italiano. È il disfattista per vocazione, ed è un pessimo perdente. La sua lamentela, però, non è quella di chi ha capito che dallo sconforto deve iniziare un’azione costruttiva, ma la postura accasciata dell’invertebrato sempre pronto a trovare fuori di sé la causa di problemi di cui egli per primo è tante volte responsabile.
Paese bizzarro, variopinto, affascinante. Ma sarà davvero una risata a seppellirci?

 

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2 thoughts on “Little Italy

  1. Una descrizione davvero impietosa. Veritiera, anche… se si dovesse cedere alla facile generalizzazione – altra tipica inclinazione patria -. Ma mi permetto di spezzare una lancia a favore dei tanti che ho conosciuto, e che ho la fortuna di conoscere, che a questo ritratto proprio non corrispondono. Il fatto è che costoro non amano emergere, mettersi in mostra, apparire, e quindi è difficile notarli, in quel panorama triste che pure esiste e che illustri con dovizia. Piuttosto, mi permetto di rimarcare, ciò che mi lascia ogni qualvolta stupito è leggere dell’ammirazione incondizionata che tanti nutrono per i nostri consimili aldilà delle Alpi, quasi che la catena montuosa funga da spartiacque tra un male di qua e un bene dall’altra: per il poco che conosco mi sento di affermare che la natura umana è decisamente più affine e simile indipendentemente dalla lingua diversa o dalla latitudine del globo. Almeno da quando si sono estinti i viaggiatori settecenteschi del Gran Tour e le loro partigiane memorie odeporiche.

    • Ciao Luca. In realtà non nutro un’ammirazione incondizionata per i consimili d’oltralpe. Uno dei motivi per cui ho deciso di vivere dove sono nata è proprio che – avendo viaggiato molto – ho capito presto, come sottolinei giustamente tu, che l’umanità si somiglia dappertutto, viziata da tare congenite, altre volte onorata da qualche preziosa virtù. Quello che fa la differenza è senz’altro una questione di rispetto anzitutto delle regole, in Italia pressoché assente, attraverso la quale passa pure una qualità delle persone e dei rapporti umani. Tu che pensi in merito?
      Intanto, grazie per il tuo commento, e a presto.
      Ciao

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