Un viaggio

Prendo un treno oggi, dopo anni. Seduto accanto a me, Luca è perso nell’I-Phone. Lui e io siamo una carta geografica piegata negli stessi punti, che alla lunga si è spezzata, deviando il corso dei fiumi, e separando territori un tempo confinanti. Mi ricordo il sogno fatto stanotte, dormendo insieme. Mi trovavo in una città sconosciuta, da sola per strade limpide e ordinate. Molti estranei mi sorridevano senza fermarsi. Ho incontrato Luca per caso all’angolo di un grande incrocio, e pure lui mi ha sorriso senza fermarsi. Mi sono ricordata allora del paese in cui sono nata. Ho visto un portone chiuso, un muro lasciato ai morsi degli anni, il selciato su cui in un giorno non passano che la luce del sole e un gatto. Più in là, strade impensierite dalle ombre degli assenti. Ma io è lì che volevo tornare, e lì sono arrivata. Come alla fine di una guerra, ho corso per i vicoli portata dal vento, abbracciando anche quelli che non conoscevo. Quello che osservo dal finestrino di un treno somiglia un poco alla vita: la fuga veloce del presente nelle forme in primo piano, il passo lento degli spazi intermedi, l’orizzonte fermo, il futuro sempre nascosto, dalla motrice se si è seduti nel senso di marcia, alle spalle se si viaggia controverso. Dal finestrino di un treno il brutto non esiste, ridotto a macchie di quel grigio che i pittori faticano una vita a indovinare. Vedo la campagna da Roma in su, priva della scompostezza dei paesaggi meridionali, ritrovati intatti rileggendo in questo viaggio le pagine di Carlo Levi. Ruderi e vecchi casolari non hanno altra pretesa se non quella di partecipare a un’impeccabile logica estetica del paesaggio dipinto. Non sono triste e non sono felice. Se penso adesso per quale ragione non vorrei morire, non è né per l’amore né per i piaceri, ma per l’avventura sempreverde dei giorni.

 

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4 thoughts on “Un viaggio

  1. Chissà perché i viaggi in treno risvegliano sempre emozioni e pensieri che, raramente, si provano viaggiando con altri mezzi. Probabilmente è per la natura stessa del treno: irrompe, squarcia, divide. Passa lì dove solo lui può.
    Questo Paese ha un’aria diversa quando lo si guarda dal treno…
    Grazie per questo bel post!

    Ciao

  2. Eliana, spero tu mi conceda di chiamarti per nome, il post è di una bellezza esemplare: dimostra come anche il piccolo universo di uno scompartimento ferroviario può alargarsi all’infinito e comprendere tutte le geografie della vita. Leggerlo mi ha fatto vivere più a lungo, grazie.

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