Omega

Chi ha fede sa che il corpo è dimora inagibile, e che la vita dell’anima è un percorso di luce gioiosa. Dinanzi alla morte, non si dovrebbe quindi provare sconforto; solo pace, e persino invidia per chi abbiamo perduto e che inizia adesso un cammino migliore. Avendo fede, non dovremmo neanche giudicare la morte, ritenendola di volta in volta ingiusta o prematura. La morte resta il mistero supremo, che perciò non accetta opinioni né domande; proprio lei poi, che non ha mai saputo darci risposte. La verità, però, è che l’unica vita che vogliamo è questa. Solo da questa parte del buio è possibile incontrarci, e solo qui la memoria costruisce i capolavori della pena, quando ci struggiamo nel ricordo di chi abbiamo amato e perduto. Noi un’altra vita la speriamo per paura, ma di fatto, se ci fosse dato scegliere, ci terremo questa per sempre. Esisteranno dall’altra parte dimensioni differenti, ma di certo non esisteranno il mare e le stagioni, il tono di una voce, il calore di un viaggio, il profumo del caffè, l’intelligenza, l’ironia e tutto il bene. Al di fuori di questo, non conosciamo che speculazioni e teosofie che, all’atto pratico, ci lasciano impreparati davanti al posto vacante, all’impossibilità da domani e per sempre della presenza più cara. Nella foto che guardo, Anna sorride ed è bella, di una bellezza radiosa, piena com’è di fiducia in tutte le cose che amava di questa vita. Rileggo in chat un messaggio che ci scrivemmo poco tempo fa, parlando del più e del meno. C’erano le sue dita sulla tastiera, mentre in luoghi differenti ci pensavamo. Il messaggio è ancora lì, ignaro che quelle dita sono state ricondotte alla terra dall’aratro del lutto. E sono ancora lì tutte le foto e gli oggetti e i vestiti e i libri, a cui nessuno ha detto che chi li usava non tornerà più. Si apre un grande silenzio dopo un tuono. Andiamo al cimitero a parlare coi nostri morti, ma nessuno pensa che forse i defunti non vogliono avere più niente a che fare coi loro resti, su cui i vivi si struggono. I morti è meglio cercarli altrove: tra gli uccelli del bosco, nella luce radente sulle strade, nella crisalide appesa a un filo, che malgrado il vento non cade. Quando la morte entra nella vita non è un vento che passa, un tanfo che esce, un boato che smette. Nei giorni a venire si cambierà il mobilio, si puliranno le lenzuola, si spazzerà dove l’occhio non vede, ma il ristagno non si cura. Basta però fare un passo oltre, per capire che due cose distinte non sono separate, e che niente di più lontano dal buio descrive la scomparsa di chi abbiamo amato e perduto. E ben venga pure il dolore, perché pare che solo dopo la devastazione le giornate sanno riempirsi di un vento che trasforma con gioia la forma dei cieli, lo sguardo degli animali, le chiome degli alberi, le mani degli uomini. L’anima andrà via, ma un poco resterà con noi. Senza il corpo, se ne andrà in luoghi che non la vedranno più né ospite né padrona. Ma ricorderà quanto era meraviglioso il mondo, e vasta nella sua breve misura la vita. Avrà nostalgia dei suoi voli d’aquilone, rimpiangendo il suo essersi incontrata in questa povera carne. Ricorderà i suoi paradossi di nomade sedentaria, tra la cenere chiara di chi la incontrerà a volte nel sonno, correndo tra gli alberi come un nastro sciolto.

 

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3 thoughts on “Omega

  1. Platone lo definì la tomba dell’anima, una forma per contenere che cosa? anima, spirito? ma è di difficile risposta, il mondo cattolico lo ha cavalcato nei secoli condannandolo a lungo fino a martoriarlo rendendolo poca cosa, cosa fatta da impunità da pulire fin dalla nascita con una nuova nascita in acqua benedetta. L’arte invece ha saputo darne giusto ed ampio rilievo.

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