Nel cassetto

Nel cassetto della cristalliera, trovo le agendine che conservo da anni. Le ho tenute una accanto all’altra, insieme al calco nel DAS della mia mano a otto anni, al certificato di Laurea e alla copia aggiornata del mio testamento.
8 aprile 2007: ho preso un tè da Annamaria e ho pagato la bolletta dell’Enel. Con Annamaria non avevamo mai molto da dire, ma mi piaceva la grazia salvifica della sua gentilezza; come camminava con la teiera in mano, il modo in cui la posava versando il tè in tazze piccole. Il tè durava poco, ma la cura che ci metteva era un atto d’amore per noi due e per quei pochi minuti insieme. Anche quando toglieva il filtro usava un gesto gentile, come a chiedergli scusa.
14 novembre 2002, ore 17,09, scirocco. Me lo ricordo bene quel giorno: nei grigi del paesaggio e in certe luci aperte all’improvviso, ho visto la bellezza struggente che ha forse l’ultimo giorno della vita.
In fondo al cassetto, un vecchio album con la copertina verde scuro contiene 27 fotografie.
-Mio padre a 16 anni, in piedi sull’orlo di un pozzo, canta e suona con gli amici tra fisarmoniche e tamburi.
-Mio padre fa finta di tuffarsi, con le braccia nella posizione delle ali degli uccelli che non possono volare.
-Mio padre a settembre con la famiglia, a pestare l’uva nei tini. Mia nonna sullo sfondo lo guarda come una falena.
-Mia madre poggiata contro la parete di casa è una belva pronta al balzo.
-Mia madre e mio padre abbracciati all’aria aperta, poi sui gradini delle scale di un tempio a Paestum. Mio padre guarda lontano. Mia madre sembra più vecchia di lui.
-Mia madre e mio padre al mare fissano l’orizzonte da parti opposte.
-Foto tessera: mio padre volge lo sguardo come se qualcuno l’avesse chiamato all’improvviso.
-I miei nonni paterni stanno seduti in cucina l’uno accanto all’altra nella luce del tardo pomeriggio, le braccia in grembo, il sorriso di chi, ricevuto un dono, dice grazie.
-Ancora i miei nonni intenti al lavoro nei campi; mio nonno è sullo sfondo, mia nonna in primo piano si volta per un sorriso. Indossano abiti dello stesso colore del terreno e delle colline. Le tinte un poco sbiadite della foto mi ricordano il calore di quel giorno di maggio. Avevo 4 anni. Restavo spesso in campagna con loro. I miei nonni facevano tra le piante piccoli rumori, come animali.
-Incollata accanto, la foto che scattai quando aprirono la bara in cui era sepolta mia nonna. Di lei era rimasto qualche capello, la borsa di pelle con mille lire, un lembo del vestito, lo scavo del ventre, la spina dorsale stopposa come un tronco di palma. Mia madre si è avvicinata alla bara. Non ha pianto, ha solo detto a bassa voce: «Uh, mamma!»
-Foto del matrimonio dei miei genitori: i parenti stretti, senza trucco.
-La mano di mio padre regge un cucciolo di merlo, ucciso pochi giorni dopo perché non voleva mangiare.
-Io, appena nata su un lenzuolo, sembro un maschio.
-Mio padre in gita a Roma sta poggiato contro la scala di Piazza di Spagna, con l’abito della domenica.
-Nascita di mia sorella: mia madre col volto stanco e felice. Mio padre mostra mia sorella come un cesto di funghi.
-I 4 anni di mia sorella alla vigilia di Natale, tutti insieme nella foto.
-Gli amici americani di mio padre, da cui non siamo mai andati.
-I miei zii riuniti con le mogli preparano salami e tagliatelle.
-Mio padre a Nettuno al matrimonio di mia cugina, indossa l’abito con cui verrà sepolto.
-Mio padre gioca a palle di neve col fratello americano, durante la nevicata dell’’81.
-Carnevale 1999: mio padre indossa una maschera di piume d’uccello. Dietro i buchi, gli occhi spenti.
-Le mie zie tornano dopo 15 anni a trovare mio padre malato.
-Mio padre seduto al balcone tra i gerani. La badante Natashia sorride, sollevando un ciuffo di peperoncini.
-Le mie zie a casa per l’ultima volta. La badante e mia madre sforzano un sorriso. Mio padre, inerte sulla sedia guarda oltre la foto.
-Primo piano di ginestre in fiore a maggio.
-Mio padre steso sul letto sembra dormire, ma la faccia dice chiaro e tondo che è morto; nella grana della pelle, nel modo in cui gli occhi sono chiusi, nella piega delle labbra, persa in un’espirazione senza fine.
-Foto di mia sorella in posa contro muri e scale in malora. Accanto a lei, mio cugino indossa una maglietta con la scritta “Nothing else to loose”.

È incomprensibile questa tristezza per le cose che iniziano e finiscono, considerando che non c’è altra regola nella vita. Tutto nasce in un momento di pienezza, poi il passo si fa calmo e arriva il silenzio in cui brillano misteriose tutte le cose.

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