Della vita tra gli altri

Ho condotto per anni una vita distante dagli altri e dalle attività che si svolgono tra loro. Poi è venuto un momento in cui il lavoro mi ha convinta ad apparire e ad essere presente, perché è pure vero che da soli non si vive. Ma ho presto concluso che tra gli altri otto volte su dieci le cose che sorprendono vengono miseramente sconfitte da quelle che disgustano. Solo chiasso e messe in scena, in uno straripante sperpero di non senso.
Ho certo incontrato persone sensibili, sinceramente vocate al rapporto col prossimo, di fine intelletto e cultura, e dove mancava la cultura splendeva un animo limpido e generoso. Rare eccezioni purtroppo, troppo rare per condonare l’immagine dell’umanità che mi sono trovata davanti.
Tra gli altri, ho capito innanzitutto l’importanza, se non della menzogna, almeno della bugia bianca, cioè di quel cauto omettere l’espressione compiuta di un pensiero, a difesa della sacra necessità della maschera, indispensabile per non restare sfigurati nella vita pubblica.
Ho capito l’importanza del sorriso e di un aspetto possibilmente fiero, che attirerà l’invidia dei mediocri, ma pure le energie positive del mondo.
Ho capito che gli altri mentono sempre e senza pudore; su ciò che posseggono, che fanno, che valgono. Credono in questo modo di sminuire l’interlocutore, spacciando per vantaggi o pregi effettivi il calco della loro mancanza, che però l’interlocutore attento stana, consapevole che chi più ha meno ostenta.
Ho capito che la gente è spesso fragile e sporca. Ognuno di noi è al mondo per non morire solo, e questo porta a voler essere considerati, chiedendo un applauso almeno. All’essere umano si devono stupore, commozione e cura, e questo sentimento speciale fatto di dolore e di speranza è il solo motivo per cui vale forse la pena amare. Ma quando si passa la misura, ecco l’individuo diventare una creatura goffa, che passa la vita a sgomitare per un posto sugli altri, commerciando coi piaceri più grevi: vanità, lussuria, gozzoviglia, potere.
Molti si fingeranno dalla tua parte per carpire confidenze che andranno poi a sperperare, zavorrate da crudeli maldicenze. Amico, parente, conoscente o collega che sia, l’individuo brillante, intelligente, colto, simpatico, con un discreto successo nella vita, alla lunga dà fastidio e stanca. Nella vita di ogni giorno vincono il focolare e la caverna, i tori da monta e le giumente silenziose. Le verità dell’etologia infilzano impunite il loro vessillo sulle inutili lotte dell’evoluzione intellettuale. Meglio vivere a luci basse, affinché i mediocri e gli ignavi, ritrovando nelle tue lacune il meglio di sé, traggano da questo la loro forza e il loro conforto.
Mi conosco bene, e so di me cose molto spiacevoli. Per questo passo la vita nella fatica e nella speranza di migliorarmi. Il mondo però non mi aiuta, invitandomi troppo spesso a preferire la solitudine del mio studio e dei boschi alla compagnia della gente. La natura mi raccoglie e mi consola sempre. Seduta nell’erba sotto gli alberi, sento di amare ogni cosa indistintamente, soprattutto gli esseri umani, che così spesso mi causano amarezza. Poi torno a casa, e la fatica ricomincia. A conti fatti devo ringraziare la pittura. Nella vita di ogni giorno, pensieri e azioni sono le convulsioni di un pesce che annega in aria. Ma quando entra l’arte nella vita, il tempo si alza nella sua pienezza di mondi possibili. In certi stati di grazia, capita di trovare una fiducia in ogni cosa e persona incontrata, che vale più di un’amicizia, più di una fede, e persino più di un amore.

 

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4 thoughts on “Della vita tra gli altri

  1. L’ha ribloggato su GLI UOMINI CHE SI VOLTANOe ha commentato:
    Eliana l’ho incrociata l’anno scorso: un lungo racconto ambientato in un paese lontano del sud, un paese col tempo a martoriarlo e un affetto segreto a concupirlo. Dire che scriva bene e che sia da leggere è superfluo, aiuta questo ambiente a migliorare. Come l’arte.

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