Storie di ordinata follia

Quando le cose non funzionano, esistono alcuni rimedi attuabili entro le quattro mura di casa, per illudersi di ristabilire criteri di ordine e controllo dentro di noi. Le cose, difatti, per loro natura passive, ben si prestano ad assorbire fisime e disturbi bipolari; perfette quindi sia a turbare che a tranquillizzare, a seconda della paturnia. La prima cosa che occorre fare per realizzare l’ illusione è effettuare una ricognizione capillare di ogni angolo della casa, in cerca di tutto ciò che abbiamo accumulato credendo potesse esserci utile un giorno, e che, invece, ha solo occupato superfici a danno del nuovo. Quindi, selezionare ed eliminare è già un buon inizio per capire come applicare lo stesso metodo alle relazioni umane che ci causano infelicità e disagio. Una volta cestinato il superfluo, occorre ordinare per categorie ciò che abbiamo salvato, in funzione dell’utilizzo degli oggetti (ferramenta, cartoleria, abbigliamento), o della loro sostanza (carta, cotone, legno, plastica). Fatto questo, è opportuno stilare un piano di rapido consumo che eviti alle cose di stagnare, favorendo così un edificante rigenerarsi delle energie. Anche condividere le cose che si posseggono è un ottimo esercizio, non solo per accorciare la durata delle risorse in vista del nuovo, ma per imparare il sano principio del dare. A questo punto resta la rifinitura più appagante, quella delle pulizie. Le cose inutili che abbiamo stipato lasciano orme che devono essere rimosse, per offrire allo sporco che verrà un piano terso su cui attecchire. È importante pulire soprattutto dove l’occhio non vede; nei posti in alto e in quelli difficili da raggiungere. Bisogna quindi spostare oggetti molto piccoli e mobili pesanti, affinché tutto ciò che nutre acari e altre misteriose creature della lordura, possa essere distrutto. Infine, lavare tutte le superfici lavabili chiuderà il corto circuito delle fisime domestiche, dando una gioiosa sensazione di aver reciso ogni ramo secco, predisponendoci alla palingenesi. Dopo giorni di fatica, ci si siederà esausti, ringraziando di avere una casa in cui questo esercizio è stato possibile. Perché certo fuori è tutto più complicato. Fuori le cose né ci riconoscono né ci rispettano, e non ci obbediscono. Sono sempre loro a decidere che fare di noi, e quando. Più delle cose, poi, è natura delle persone amare in misura sempre minore rispetto alla loro capacità di deludere. Ed ecco allora che il tempo speso in casa nella farsa a cui avevamo creduto, si sarà rivelato del tutto inutile. Le aspettative disattese e tutte le amarezze più o meno grandi che puntellano i nostri giorni, sono un transatlantico che affonda silenzioso. Sgomberi e riassetti a stento servono a pulire, e non valgono più di un chewin gum con cui ci si affannerà, di quel transatlantico, a tamponare la falla.

 

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