Nei giorni dipinti

Raccolgo di seguito una serie di miei pensieri sulla vita e sull’arte, tratti dai miei taccuini di viaggio.

-Dopo il corpo, l’anima andrà in luoghi che non la vedranno più né ospite né padrona. Eppure, ricorderà quanto era meraviglioso il mondo, e vasta nella sua breve misura la vita. Avrà nostalgia dei suoi voli d’aquilone impossibili senza il filo tenuto al palo. Rimpiangerà il suo essersi incontrata nella carne, senza piacersi che un poco, a volte e per poco. Ricorderà i suoi paradossi di nomade sedentaria, tra la cenere chiara di chi la incontrava nel sonno, correndo tra gli alberi come un nastro sciolto.

-Dei percorsi quotidiani, amo la lentezza e le piccole scelte del momento, come quali dita tenere premute in tasca, o quale fossa evitare. Sotto i piedi, terra e frutti sono tiepidi come mani.
L’anima di garza e un occhio all’albero, dove il pane degli insetti non ha peso.
Se sto zitta è perché manco alle parole. Non corro. Guardo e raccolgo. Sorrido a pieno mondo. Continua a leggere

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Bucolicheggiando

1.Il buon tempo dura poco. È dunque bene lasciare ogni impegno, per dedicarsi agli spazi aperti e ai loro insegnamenti. Guardo l’erba nuova, gli alberi sfumati dal maestrale, la vocazione delle strade a una disarmonia che rassicura. Il mio paese è cambiato negli anni. Chi ha fatto un po’ di soldi ha costruito recinzioni intorno a prati su cui ci si stendeva a guardare i papaveri. Dove prima c’erano fichi e gelsi, adesso ci sono palazzi in cui la gente entra ed esce di fretta, e così passa la vita, senza conoscersi. Il suono del vento viene a ricordarmi i miliardi di morti dall’inizio dei tempi, il mistero di civiltà scomparse, la striscia sottile di terra nei dipinti fiamminghi, che riassume onestamente la natura delle cose e degli uomini. E di nuovo la sorpresa sempreverde di essere al mondo.

2.Indosso scarpe basse, il viso senza trucco. Niente mi somiglia, e in questo mi riconosco. Passeggiando, mi accorgo che la gente non fa niente di speciale. Molti restano in casa a riposare, due anziani vanno a passeggio, una donna lancia un pallone a sua figlia, un uomo scava buche per le piante. Nelle misteriose necessità della vita, tutto serve. Molti sono morti nel modo più atroce, capolavori sono stati creati e nessuno li ha mai visti. Una belva ha abbandonato il figlio imperfetto, le vespe che mi preoccupavano sbattevano le ali solo per rinfrescare l’aria intorno al loro nido. E il mandorlo oggi è sbocciato a prescindere. Nessuno si curerà di me, e niente mi sarà inutile.

3.Oltre il muro che cinge la piazza c’è un orto. Fermo in piedi, il proprietario è circondato da piante alte come ragazze. È evidente che questi esseri si scambiano informazioni sullo straniero venuto a controllarli, con qualche riserva che non nascondono, nella grazia severa del loro stare. Ma il contadino non si accorge di nulla; coglie solo la bellezza, come stupito dal ritorno di amiche perdute.
Verso quest’ora, viene a sedersi accanto a me una donna che dicono impazzita. Fuma, sospira, poi si alza e riprende il cammino. Quando ci incontriamo, teniamo conversazioni tranquille, restituendoci il dovere di ore leggere. Le sue disgrazie le tace e fa bene, perché certi dolori solo così restano dignitosi sempre. Distesa sul prato, vedo sui rami degli alberi fiori e germogli mossi dal vento. Gioisco della natura, della sua quiete, della sua maestà violenta e della sua insensatezza, che mi saziano più di qualsiasi risposta. Qui vicino c’è un boschetto di noccioli con un ciliegio al centro. Vado a vedere se è già fiorito, ma scopro che il campo è stato recintato, e il ciliegio reciso. L’anno scorso venivo qui ogni pomeriggio. Restavo fino a sera a guardare il ciliegio in mezzo al prato, posare una lunga ombra di uomo.

4.Ogni cosa che osservo è una parola buona come aria, paese e pane. Ringrazio la natura e i suoi discorsi maestosi, fatti soprattutto di cose che non comprendo. Se penso dove ho cercato la felicità, mi accorgo del tempo sprecato. Bastava spostare un quadro in casa, guarire da un malanno, ritirare il bucato asciutto, ricambiare un saluto. Bastava l’acciottolio dei piatti nei vicoli del paese, persino il solletico delicato di un insetto, per il quale il mio corpo era solo un pezzo di strada tra il cespuglio e la pietra. Non bisognerebbe lamentarsi del bel tempo che non finisce, delle giornate uguali, delle stesse strade percorse. Non bisognerebbe pensare di aver sprecato le ore, nell’inutile rammarico che non ci sarebbe costato nulla spenderle meglio. Anche il tempo vuole starsene leggero, lasciando spazio all’incontro mancato. È sempre nell’orma delle ore vuote che mi accorgo di essere stata felice, perché nell’ordinario c’è tutto quello che mi serve, e davvero in questo non c’è niente di ordinario.

 

Della vita tra gli altri

Ho condotto per anni una vita distante dagli altri e dalle attività che si svolgono tra loro. Poi è venuto un momento in cui il lavoro mi ha convinta ad apparire e ad essere presente, perché è pure vero che da soli non si vive. Ma ho presto concluso che tra gli altri otto volte su dieci le cose che sorprendono vengono miseramente sconfitte da quelle che disgustano. Solo chiasso e messe in scena, in uno straripante sperpero di non senso.
Ho certo incontrato persone sensibili, sinceramente vocate al rapporto col prossimo, di fine intelletto e cultura, e dove mancava la cultura splendeva un animo limpido e generoso. Rare eccezioni purtroppo, troppo rare per condonare l’immagine dell’umanità che mi sono trovata davanti.
Tra gli altri, ho capito innanzitutto l’importanza, se non della menzogna, almeno della bugia bianca, cioè di quel cauto omettere l’espressione compiuta di un pensiero, a difesa della sacra necessità della maschera, indispensabile per non restare sfigurati nella vita pubblica.
Ho capito l’importanza del sorriso e di un aspetto possibilmente fiero, che attirerà l’invidia dei mediocri, ma pure le energie positive del mondo.
Ho capito che gli altri mentono sempre e senza pudore; su ciò che posseggono, che fanno, che valgono. Credono in questo modo di sminuire l’interlocutore, spacciando per vantaggi o pregi effettivi il calco della loro mancanza, che però l’interlocutore attento stana, consapevole che chi più ha meno ostenta.
Ho capito che la gente è spesso fragile e sporca. Ognuno di noi è al mondo per non morire solo, e questo porta a voler essere considerati, chiedendo un applauso almeno. All’essere umano si devono stupore, commozione e cura, e questo sentimento speciale fatto di dolore e di speranza è il solo motivo per cui vale forse la pena amare. Ma quando si passa la misura, ecco l’individuo diventare una creatura goffa, che passa la vita a sgomitare per un posto sugli altri, commerciando coi piaceri più grevi: vanità, lussuria, gozzoviglia, potere.
Molti si fingeranno dalla tua parte per carpire confidenze che andranno poi a sperperare, zavorrate da crudeli maldicenze. Amico, parente, conoscente o collega che sia, l’individuo brillante, intelligente, colto, simpatico, con un discreto successo nella vita, alla lunga dà fastidio e stanca. Nella vita di ogni giorno vincono il focolare e la caverna, i tori da monta e le giumente silenziose. Le verità dell’etologia infilzano impunite il loro vessillo sulle inutili lotte dell’evoluzione intellettuale. Meglio vivere a luci basse, affinché i mediocri e gli ignavi, ritrovando nelle tue lacune il meglio di sé, traggano da questo la loro forza e il loro conforto.
Mi conosco bene, e so di me cose molto spiacevoli. Per questo passo la vita nella fatica e nella speranza di migliorarmi. Il mondo però non mi aiuta, invitandomi troppo spesso a preferire la solitudine del mio studio e dei boschi alla compagnia della gente. La natura mi raccoglie e mi consola sempre. Seduta nell’erba sotto gli alberi, sento di amare ogni cosa indistintamente, soprattutto gli esseri umani, che così spesso mi causano amarezza. Poi torno a casa, e la fatica ricomincia. A conti fatti devo ringraziare la pittura. Nella vita di ogni giorno, pensieri e azioni sono le convulsioni di un pesce che annega in aria. Ma quando entra l’arte nella vita, il tempo si alza nella sua pienezza di mondi possibili. In certi stati di grazia, capita di trovare una fiducia in ogni cosa e persona incontrata, che vale più di un’amicizia, più di una fede, e persino più di un amore.