Una riflessione sull’arte contemporanea

Nei musei d’arte antica e moderna, accanto a ciascuna opera una targa indica il nome dell’autore, il titolo del lavoro, la tecnica, l’anno e poco altro. Il visitatore sosta dinanzi ai capolavori del passato, e li comprende. Nelle sale delle mostre d’arte contemporanea, al contrario, i muri sono pieni di lunghe scritte esplicative, o di video in cui l’artista motiva il suo lavoro. Infine eccolo il lavoro spiegato, che pochi o nessuno capiscono lo stesso, davanti al quale il visitatore medio si trattiene pochi secondi, ricacciato dal senso di vuoto, di perplessità, di delusione e di sconforto, se non di autentico disgusto. È chiaro che ognuno fa la propria esperienza e che ogni linguaggio merita rispetto, ma è innegabile che l’arte contemporanea si è ridotta ad un affare riservato a curatori vanitosi, galleristi, collezionisti pilotati, fondi d’investimento e non meglio precisate operazioni di mercato, dove gli artisti sono ora superstar inarrivabili, ora vittime di un meccanismo da cui vengono sfruttati e presto abbandonati. Unico escluso: il pubblico. Continua a leggere

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